e-mémpol IV – lo sapevate?
Una reliquia di Giovanni Paolo II a Mulhouse!
da fsz – site polonais-et-potasse-com
1) Sì, non dovrebbe essere una reliquia da molto tempo, eppure rimane una specie di rivelazione, quasi! Mulhouse ha la sua reliquia di San Giovanni Paolo II!
2) Una mini-reliquia, cioè: un pizzico di capelli bianchi, in effetti (il Vaticano li lascia uscire, va detto, dalla punta delle dita, con molta parsimonia); ma una vera reliquia, lo stesso!
3) Si trova nella chiesa cattolica di St Etienne (costruita durante il Secondo Impero, in un magnifico e imponente stile neogotico, ispirato ai progetti della stessa cattedrale di Reims!), in rue de la Sinne, di fronte a Place de la Paix (da non confondere con l’omonimo tempio in Place de la Réunion).
4) La reliquia è posta sotto vetro in una teca di arenaria rosa dei Vosgi (di rigore, in Alsazia, ovviamente!), che oggi domina la Cappella Ste-Cécile (la prima a destra, dopo quello del Rosario, prendendo il deambulatorio « con cappelle a raggiera » (sic) intorno all’altare maggiore).
5) Per voi, dunque: questa evocazione di eventi, con digressioni su persone legate a questi eventi.
In memoria dell’11 ottobre 1988.
6) Patrick Koehler, canonico ed ex rettore del pellegrinaggio di Thierenbach, poi del pellegrinaggio di St. Odile, ora tornato a Thierenbach, è stato l’ispiratore della collocazione della reliquia al suo posto. Nel periodo in cui era anche, tra l’altro, parroco di St-Etienne, voleva che la cattolica Mulhouse, e non solo, avesse un ricordo duraturo della visita di Papa Giovanni Paolo II alla « Manchester d’Alsazia » (sic), metropoli delle proteiformi fatiche degli uomini di buona volontà.
7) Ovunque sia andato, Koehler ci ha lasciato, tra l’altro, la sensazione che, per sentirsi completamente a suo agio, per dare tutta la sua misura, abbia bisogno di essere mobilitato per la realizzazione di progetti che vadano oltre la routine della Chiesa; vorrei dire che in questo senso mi è molto simpatico, e lo è già da una ventina d’anni.
8) E mi piace perché ha personalità e sa usare le parole; per esempio, quando gli dico che questo articolo verrà pubblicato e che lui sarà citato in più di un’occasione, mi dice semplicemente: « Il nome dei pazzi è ovunque! » E al di là delle battute, lo trovo interessante per la sostanza della sua predicazione, per esempio quando dice che in materia di fede bisogna tornare all’essenziale in questo momento; e soprattutto quando afferma bruscamente: « Non dobbiamo correre dietro al mondo »; i cari solitari di Port-Royal dei miei studi, gente austera e intransigente, forse non sono lontani…
9) Al di là della mia simpatia, e anche della mia riconoscenza, per l’uomo che ci accoglie, e quindi per il vero sacerdote che è, penso che sia opportuno prendere sul serio ciò che Patrick Koehler sostiene, soprattutto quando osa prendersela con il consumismo, che è così distorsivo e nell’aria inquinata dei tempi; Giudicate voi stessi; quando gli chiedo, per una questione di cortesia in questo periodo dell’anno, perché è l’unica cosa di cui dobbiamo parlare, se ha già fissato le date delle sue vacanze estive, mi risponde di getto: Quando gli chiedo, per cortesia in questo periodo dell’anno, perché non si parla d’altro, se ha già fissato le date delle sue vacanze estive, mi risponde bruscamente: « Io non ho vacanze, non ne abbiamo mai fatte a casa nostra, e i poveri non ne possono fare nemmeno loro » monasteri? Se mi sento stanco, vado a letto prima, tutto qui. Sono abituato da tempo a dire che vivere è andare controcorrente, ma con lui ho qualcosa da dimostrare!
10) Torniamo all’argomento principale: Papa Wojtyla, a conclusione di una visita pastorale nei dipartimenti francesi dell’Est (oggi potremmo dire del Grand-Est), celebrò la Messa allo stadio Ill martedì 11 ottobre 1988, al termine di un pomeriggio grigio e cupo, davanti a circa diciottomila persone, che si erano radunate sotto una pioggia battente e ininterrotta.
E un doppio centenario!
11) Per inserire la cerimonia di introduzione della reliquia nell’agenda al momento giusto, Patrick (se posso permettermi di essere così familiare? ) ha voluto che si svolgesse nel 2020, centenario della nascita di jp2 e di Mons. Charles-Amarin Brand, un bambino della parrocchia di St-Etienne, senza la cui perseveranza la tappa di Mulhouse non sarebbe sicuramente mai stata approvata dal Servizio Viaggi Pontificio (questo prelato è lo stesso che ha presieduto i funerali della Principessa Grace di Monaco nell’82). Koehler mi disse di lui: « La nostra fiducia reciproca era grande »; queste parole non sono ovviamente insignificanti, se le consideriamo nel travagliato contesto diocesano della primavera 2023).
12) Mulhouse ha accolto la reliquia il 20 ottobre 2020, con lo sfarzo e la cerimonia del suo periodo di massimo splendore. Koehler, maestro di cerimonie, ha avuto per l’occasione un entourage illustre, in particolare la presenza del sindaco Michèle Lutz, dell’arcivescovo di Strasburgo Luc Ravel e soprattutto dell’arcivescovo Celestino Migliore, nunzio apostolico a Parigi (in altre parole, ambasciatore di Papa Francesco in Francia), portatore del nuovo oggetto offerto alla venerazione dei fedeli.
13) Quale modo migliore per concludere se non sottolineando che la chiesa di St Etienne, in quanto detentrice di questa reliquia – che è ancora un reperto raro – è da considerarsi un santuario privilegiato a Mulhouse e non solo?
La poltrona bianca!
14) La pesante e rigida poltrona bianca rivestita in novopan, in realtà un trono, che si affaccia sul reliquiario nella cappella di Santa Cecilia, ha suscitato interrogativi. È vera o è un falso? È quello su cui Jp2 si è effettivamente seduto durante la Messa di Mulhouse, oppure è una poltrona su cui avrebbe dovuto sedersi, ma alla fine non l’ha fatto? Koehler ha dato una risposta certa e sicura alla domanda: è la vera poltrona (allo stesso modo in cui si è detto che un pezzo di legno è un pezzo della « vera » Croce)! Una domenica mattina, trovandomi, come da quasi due anni, ad applicarmi a qualche momento di vera meditazione sulla famosa poltrona, don Pascal Boulic, l’attuale parroco della comunità di Saint-Martin, mi ha suggerito che ero sulla poltrona del Papa. Per me è stata la prima notizia! Il risultato di tutto questo è che, in una certa misura, anche la sede potrebbe essere una reliquia? Anche il vicario della parrocchia, don Armand d’Harcourt, ha ritenuto opportuno prendermi in giro, cosa che tra noi è considerata una buona forma, facendomi notare che mi ero seduto in ginocchio nel luogo in cui (per il tempo di una messa) si era seduto il successivo pontefice: ne parlo nel tentativo di trasformare le parole in risate, per evitare soprattutto che l’orgogliosa cattedra diventi un troppo facile, e inutile, feticcio.
E Vergine Nera!
15) Per valorizzare la presenza di jp2 nella chiesa, ho avuto l’onore, per una serie di circostanze su cui tornerò più avanti, di consegnargli una riproduzione della Madonna Nera di Czestochowa, come segno iconico, che è stata appesa al cancello d’ingresso della Cappella di Santa Cecilia, dove è conservata la reliquia. Ricordiamo quanto questo papa venerasse la madre di Gesù e come la devozione mariana fosse alla base di tutta la sua concentrata e intensa pratica religiosa.
16) L’introduzione di questo dipinto, risalente agli anni Venti e rimasto in perfette condizioni, cosa rara, è avvenuta dopo la messa serale di venerdì 16 luglio 2021, in occasione della festa della Madonna del Monte Carmelo (in Terra Santa), durante una cerimonia presieduta dal parroco locale, che allora era ancora Patrick Koehler per qualche ultimo giorno.
17) Questa Madonna con Bambino ricorda anche che, quasi cento anni fa, Mulhouse fu teatro di un’importante immigrazione polacca, oltre a quella massiccia per lo sfruttamento del vicino giacimento di potassa, a meno di 10 km dal Tour de l’Europe, all’interno dei confini dell’attuale comunità di comuni M2A.
Il piazzale: un omaggio a Charles-Amarin!
18) La cerimonia del 20-10-20 comprendeva un secondo atto fondamentale, lo svelamento della targa smaltata in blu reale che dedica il sagrato della chiesa alla memoria di Mons. Charles-Amarin Brand, arcivescovo emerito di Strasburgo.
19) Ogni volta che entro nella cappella delle reliquie, vedo l’effigie di questo prelato e mi viene spontaneo ringraziarlo con il pensiero per tutta l’opera caritatevole che ha potuto svolgere dall’Alsazia a favore dei più bisognosi in Polonia, quasi quarant’anni fa.
20) Colgo l’occasione per rendergli il tributo personale che ritengo gli sia dovuto. A più riprese, grazie soprattutto alla segretaria privata del Vescovo, Mme Michèle Cardoso, incaricata di ricevere i visitatori e così esperta di diplomazia d’anticamera, sono stato ricevuto da Brand nel suo ufficio di rue Brûlée come amichevole accompagnatore e « vicepresidente » (sic) di Annabelle Wersinger, presidente dell’associazione « Amitié- franco-polonaise » di F68270 Wittenheim, a carattere prevalentemente umanitario e incidentalmente culturale, che si è impegnata in modo incredibile, un dono! per alleviare la miseria materiale nel Paese d’origine, per circa trent’anni senza sosta né tregua, dal 13-12-81, data dell’instaurazione dello stato d’assedio nella « Repubblica Popolare » (sic) da parte del generale Adalbert (pol : Mimi », alias François Mitterrand, un grande realista a sua volta, che tuttavia lo ricevette ufficialmente, al di là di ogni demonizzazione « ideologica », un po’, ma solo un po’, come Sarko ricevette il colonnello Gheddafi (un altro militare…), ma molto più sobrio e controllato, naturalmente.
21) Brand – e non si è mai dovuto pentire! – ha riposto la sua fiducia in Annabelle, pur essendo una laica, che si è offerta con fuoco a questo proposito, è vero, per distribuire il più oculatamente possibile in Polonia i cospicui fondi con cui l’arcidiocesi intendeva mostrare la sua generosità, che è molto presente e molto in evidenza alle popolazioni cattoliche dell’Europa dell’Est, indigenti nel contesto di un’economia di scarsità, di consumi gravemente insufficienti e persino, in termini sanitari, di consumi drammaticamente insufficienti.
22) Il prelato ha anche approfittato delle nostre visite per chiederci, senza sembrare di interferire, i nostri « sentimenti » riguardo ai « servizi pastorali » forniti dai vari sacerdoti « importati » dalla Polonia dall’arcidiocesi per far fronte alla crescente carenza di parroci. Spesso abbiamo avuto abati che hanno avuto difficoltà ad adattarsi alla mentalità alsaziana, ed è difficile nasconderlo. A loro discolpa, forse avrebbero dovuto essere un po’ più consapevoli di ciò che li aspettava sul campo, un « campo » con il quale avrebbero dovuto fare i conti un minimo; fare i conti e non imporre, cosa che, a dir poco, non faceva parte della loro « cultura » originaria.
23) A parte i due argomenti seri dei nostri colloqui – l’azione umanitaria in Polonia e gli ecclesiastici polacchi in Alsazia – Brand si divertiva un po’ con me, lanciando una o due allusioni politiche, cosa che non ci si aspetterebbe da un uomo noto soprattutto per la sua moderazione, prudenza e pazienza. Non gli dispiaceva, anzi, era un bel cambiamento rispetto alla « langue de bois » ambientale ed emolliente.
L’arcivescovo liquorista!
24) Nei suoi rari momenti di relax, il prelato – era un segreto nel palazzo arcivescovile, un segreto aperto, naturalmente – amava preparare in un angolo discreto della casa un liquore (per sostituire il vino della comunione?), Nusswasser in tedesco (con la o aperta al posto della a, in alsaziano di Mulhouse). Michèle me l’ha fatto assaggiare; era un’ottima bevanda; certo, è normale sentirsi privilegiati quando si fa una degustazione, ma che diamine; avrei dovuto fischiare di più, a pensarci bene!
25) Quasi sempre, alla fine di questi allegri scambi con Mons. M., negli ultimissimi secondi, metteva in mano a Bella alcune grosse banconote, per i « suoi » poveri, che aveva frettolosamente recuperato da un bell’armadio: ci teneva molto, come si dice, a « prendere dalla sua collezione personale ».
per dare un contributo efficace allo sforzo « bellico », in altre parole, per dare il suo contributo e il suo esempio.
26) Si può dire che Charles-Amarin sapeva come trattare con le persone e, sotto il suo aspetto minimalista, sapeva come farle entrare nelle sue tasche. Si può anche dire che aveva i mezzi per portare avanti la sua politica, dato che la Chiesa in Alsazia non era particolarmente simile a Giobbe sul suo letamaio (e tanto meglio)… Ciò che mi rimane impresso è che il suo desiderio di fare il bene, il Bene, su un certo sfondo di dolce malinconia, era perfettamente sincero e diligente.
La reliquia, e i suoi dintorni, in 16 foto
27) Seguite la guida, fornita dalle didascalie sottostanti, alla serie di sedici foto che vi permetteranno di familiarizzare immediatamente con la reliquia e i suoi dintorni. Abbiamo utilizzato un sistema di numerazione basato sulle lettere dell’alfabeto, per non confondere la numerazione con quella dei paragrafi dell’articolo.
a) Il piazzale, con l’ingresso principale della chiesa di St-Etienne sullo sfondo e il Lycée Jeanne d’Arc in alto a sinistra.
b) Nell’angolo sud-ovest del piazzale, la targa « ingrandita » con lettere bianche e sfondo blu.
c) L’ingresso della cappella Ste-Cécile, dal deambulatorio.
d) Lo stesso ingresso, con un visitatore della chiesa sulla destra, di spalle, che porta uno zaino.
e) Lo stesso turista, che sembra chiedersi cosa sia esattamente la piccola reliquia.
f) la copia del dipinto della Madonna Nera di Czestochowa (Polonia) installata sul cancello della cappella, a sinistra dell’ingresso, venerdì 16 luglio 2021; le due figure, Maria e il Bambino, appaiono nella versione incoronata, di gran lunga la più popolare tra le due guerre, quando i polacchi arrivarono nella zona; in alto a sinistra della foto, è entrato in scena l’inaspettato riflesso di una vetrata della chiesa.
g) La sedia papale alla messa di jp2 a Mulhouse l’11-10-88, dietro un prie-Dieu in rovere massiccio.
h) Lo stesso trono bianco, di profilo.
i) l’altare di Santa Cecilia, su cui è esposta la reliquia; sotto l’altare si trova una nota statua della santa, adagiata sul pavimento; l’originale dell’opera, realizzata nel 1600 dall’italiano Stefano Maderno, si trova nella chiesa di Santa Cecilia in Trastevere a Roma.
j) il reliquiario in arenaria di jp2, di profilo.
k) Lo stesso reliquiario, di fronte.
l) La reliquia, cioè alcuni capelli bianchi della santa, nel medaglione tricolore protetto da un vetro trasparente.
m) La targa murale che mostra la reliquia, vista in generale.
n) zoom sulla targa che evoca specificamente jp2.
o) zoom sulla targa specificamente dedicata a Charles-Amarin Brand.
p) zoom ancora maggiore sulla stessa lapide: una buona sintesi delle principali dignità del prelato di Mulhouse.
28) In allegato a questo articolo, l’omelia tenuta da jp2 allo Stade de l’Ill; il testo è disponibile anche sul prie-Dieu della cappella.
29) Come ultima parola, speriamo che la reliquia possa ora svolgere più pienamente il suo ruolo di fissatore devozionale.
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30) Scritto il lunedì di Pentecoste, festa della Vergine Madre della Chiesa, il 29-05-23, e giorno del pellegrinaggio annuale dei « polacchi dell’Est » a Thierenbach; completato il 12-06-23.
31) Materiale protetto da copyright (legge francese dell’11 marzo 1957).















